venerdì 9 gennaio 2026

Una lunga strada

E rimasi così ferma immobile mentre la guardavo allontanarsi nel freddo pungente di una mattina d’inverno.

Aveva addosso i suoi vestiti migliori: il capotto che le copriva le caviglie, abbondante e antico per la sua età ma caldo. Ai piedi un paio di ballerine che di sicuro non facevano caldo ma che le davano comunque una parvenza distinta, si può dire di buona famiglia.
La sua figura nitida e definita diventava piano piano più fioca, senza confini. La sua camminata mi sembrò nuova come non l’avevo mai vista. Era diversa nel suo movimento quasi appartenesse ad un tempo in cui io non ero più. Percepivo un senso di lontananza, distaccamento come di una persona conosciuta che ha vissuto una vita lontana. Forse ero un po’ invidiosa, forse solo realmente angosciata ma mi tremavano le gambe e mi salivano le lacrime agli occhi. Non volevo fami vedere così ma non riuscivo a trattenermi. Comunque non ce ne fu bisogno perché lei non si voltò nemmeno una volta, non incrociai più il suo sguardo ma in cuor mio speravo che anche lei sentisse la stessa stretta al cuore che avevo nel petto.

Mi resi conto di essere rimasta bloccata per alcuni minuti, come pietrificata. Non sapevo se quella sarebbe stata l’ultima volta ma il pensiero di rimanere lì con la sua immagine negli occhi mi ancorava a tutto ciò che avevo vissuto fino ad allora.

Razionalizzai e intorpidita voltai le spalle a quella ragazza che aveva condiviso con me ogni giorno della sua vita sino a quei dodici anni raggiunti in tempi difficili. Ora toccava a me. Il mio destino mi portava a Lucca dove ad aspettarmi c’era una famiglia benestante con una ragazzina più o meno della mia stessa età a cui avrei dovuto fare compagnia oltre ad occuparmi dell’intera casa: pulizie, pasti e anche animali.

Non sapevo nulla di loro, avevo solo un indirizzo, una valigia di cartone ed un passaggio in auto dal garzone del fabbro che doveva andare a Lucca per lavoro.

Puntuale lo trovai ad aspettarmi vicino al cartello che indicava il mio paese. Appena in tempo per voltarmi verso quello che era rimasto del mio mondo fino a quel giorno, un occhiata alla montagna e alla casa dove nostro padre sarebbe rimasto, schiavo di quella vita difficile che aveva portato via sua moglie troppo presto, di quei brutti ricordi fatti di violenza e paura che solo la guerra può regalare, lontano da quelle bambine che ora iniziavano la una nuova vita ad un età che dovrebbe essere dedicata ai giochi ma che per necessità era già fatta di lavoro e responsabilità. Lo vedevo sull’aia con lo sguardo fisso sulla valle cercando un conforto a quella separazione così forte e crudele.

Salii sull’auto e il garzone mi disse “te pronta cichina c’andamm?”




martedì 23 dicembre 2025

Calendario 2026 - Resistere

E' uscito il calendario creato dall'associazione poesie metropolitane che ospita una mia poesia intitolata "Resto".
E' possibile acquistarne una copia facendo una donazione all'associazione di €10,00 + costi di spedizione

Per info: poesiemetropolitane@gmail.com

Whatsapp 3343616881

Link alla presentazione del calendario

www.poesiemetropolitane.com




sabato 20 dicembre 2025

Antonio Albanese - la strada giovane


 Albanese è tra i miei attori/registi preferiti ma è anche un grande scrittore.

Questo libro terminato in due giorni è molto ben scritto, toccante e intenso. Ti proietta in un periodo che terribile della storia e ne descrive in modo chiaro e drammatico la crudeltà, la fatica, il terrore, l' oblio.

Una storia che sottolinea quanto i ricordi, i gesti dei familiari, le esperienze con gli amici, il primo amore tutto quello che fa succede nella vita e che è giudicato spesso banale ti salva dal dolore, dalla disperazione e dal male.

Il pane un elemento che torna alla memoria di Nino ogni qualvolta pensa alla sua casa forse lo ha salvato dalle notti di gelo e violenza passate nelle mani dei soldati nemici. 

Il calore ed il profumo, la materia, le mani e la passione gli hanno scaldato l' anima anche quando pensava di non averla più un'anima.

Tutto è perduto con la guerra.

giovedì 18 dicembre 2025

I bambini rompono

 Era la seconda volta che le nostre bambine volavano. Mi sono detta che fortuna, io il primo aereo l ho preso a 20anni 

Sono state molto brave, avevano i loro giochi e hanno occupato il tempo chiacchierando, disegnando e facendo qualche videogioco. Di sicuro avranno tirato giù e su il tavolinetto qualche volta in più rispetto ad un adulto ma nulla di più.

Eppure davanti c’era una coppia che ha mostrato forti segni di insofferenza: sbuffi, definizioni “sti cacchio di bambini” etc

Ecco nulla sarebbe sé questa coppia non fosse bandiera delle causa dell’inclusione e della tolleranza, delle minoranze e delle libertà sociali.

Non sono una mamma “eh ma le mie figlie …”, sono consapevole che possono essere fastidiosi però sono bambini hanno il diritto di esistere. 

Immagino che fossero state mute, lobotomizzate davanti al cellulare a vedere video avrebbero detto “ma che genitori sono, niente tecnologia prima dei 14!” 

Convinti di essere sulla strada giusta? 


#polemica    #bambini 

Torre di Bélem - Lisbona


 Il mare porta con sé qualcosa che ci lega ad esso: il senso di infinito e forse la speranza che ne discende.

Cosa c’è di meglio che fermarsi a contemplarlo, ascoltare le onde e farsi cullare?


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