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sabato 17 gennaio 2026

quella camera con la finestra sulla valle

"Ecco nonna stasera mi piacerebbe il riso in brodo!"

"Ok allora lo facciamo con quello di patate."

"Aggiudicato."

Erano i pomeriggi delle vacanze estive quando andavo in montagna con mia nonna per passare qualche settimana al fresco. Erano gli ultimi periodi dell'infanzia e della spensieratezza, quando l’adolescenza bussa prepotentemente alla porta senza però ricevere entusiasmo all'ingresso. Quel periodo in cui ancora si gode delle coccole e dalle premure di una seconda mamma che nulla deve ma tanto regala.

La casa si trovava in un paesino montano nel Comune di Frassinoro dove con sacrificio passando tutti i weekend a lavoro, la famiglia aveva realizzato il desiderio di una seconda casa in cui passare le estati. Gli inverni erano molto rigidi e c’erano solo stufa e camino perciò si andava solo da maggio a ottobre.
Il paesino con le tipiche connotazioni del borgo montano dell'Appennino era abitatissimo d'estate:i genitori del papà, il fratello e gli altri parenti di Genova nonché amici d'infanzia e cugini. Molti abitavano a Genova perchè durante la guerra erano emigrati e avevano trovato la una nuova vita. 
Stavo bene in quel periodo, nessun turbamento, pochi doveri e tanto tempo libero.

Mi piaceva stare con mia nonna perché era una persona semplice: non le interessava granché se non qualche programma in tv, cosa cucinare ad ogni  pasto, le carte, qualche passatempo come la maglia con cui aveva imparato a fare bellissime ciabatte di lana istruita dalla cognata di Merano. Avevano la suola di feltro e la parte superiore di lana, poi veniva applicata e cucita alla base. Le preparava per tutti ed erano davvero comodo e calde.
Mia nonna era casalinga da sempre ma non lo era sempre stata, lavorò anche in una fabbrica che costruiva scarpe e aveva imparato a distinguere quelle buone. 
Ricordo quando raccontava di quando andava a ballare con il suo papa' e quando conobbe il nonno.  Nella sua vita dopo il matrimonio aveva mantenuto alcune amiche con le quali una volta al mese, si trovava per fare un pomeriggio di carte. Era fantastica perche quando le ospitava a casa iniziava al mattino presto a preparare le tartine che faceva solo per loro e la torta, metteva tutto in sala, quella bella con il lampadario a gocce dove si ricevono le persone, e guai a chi toccava qualcosa. Quel giorno sbrigava tutti i mestieri in fretta e ci liquidava tutti. Andava a fare la doccia,  si metteva i vestiti belli, gonna e collant che rompeva puntualmente almeno una volta a causa dei calli creati dalle ciabatte che usava ogni santo giorno. Ne aveva sempre due paia. Si spruzzava poi il profumo, il solo ed unico Atkinson alla lavanda, glielo aveva fatto conoscere sua sorella e da allora era sempre quello. 

Era il suo pomeriggio, lontano da tutto il quotidiano, dai doveri, dalle faccende, dagli animali: la sua valvola di sfogo. 

Con lei imparavo l'arte della pazienza, il tempo speso a stare con se stessi, la bellezza di una passeggiata che culminava con la vista della valle piena di lucciole. Lo ricordo sempre quello spettacolo, quando saliva la mamma al weekend andavamo tutte insieme ad ammirarlo: una salita che valeva pena di affrontare.

Ci mettevano a tavola la sera: io apparecchiavo per due e lei cucinava. Preparavo la brocca dell'acqua rigorosamente attinta dal rubinetto e il pane che non mancava mai.
Guardavamo qualche quiz e fuori calava la sera. L'immancabile telefonata al nonno che giù a Modena lavorava e quando aspettavamo gli altri nonni per la passeggiata a volte raccontava alcuni aneddoti più o meno felici tra cui quelli vissuti durante la guerra.
Mi diceva che da bambina andava a lavorare nei campi di riso del vercellese e che andavano a gambe nude nell’ acqua morendo di paura perché nell’acqua c'erano le bisce che spesso mordevano piedi o caviglie.
Quando finivano il turno e il padrone tronava a riprendere le lavoratrici, la prendeva e la caricava a braccio sul carretto davanti con lui e lei si sentiva un po’ più leggera. La paga era un chilo di riso che allora era davvero importante. 
Quella di mia nonna non era una famiglia numerosa rispetto a quei tempi: tre figli, molto diversi tra loro. Il papà dopo la guerra aveva iniziato a bere e nonna mi raccontava che capitava di doverlo andare a recuperare in qualche bar o di trovarsi a pagare i suoi debiti. Mi ha sempre detto che era molto arrabbiata con lui perché non facendo la tessera del partito fascista, fece patire la fame alla sua famiglia. 
Allora non sapevo nulla di queste cose e reputavo giusto quello che lei mi diceva: ad oggi credo che fossero periodi in cui chi aveva dentro un profondo senso di giustizia e di amore verso il genere umano non avrebbe potuto scendere a patti con quel regime che non consentiva ciò che per l'uomo è essenziale: la libertà.

Ho assistito a tanti racconti di nonna sulla guerra: persone fucilate in piazza, l’aereo chiamato Pippo che passava la notte a sganciare bombe a caso, la Gestapo che seminava il terrore e l’arrivo degli americani con la cioccolata, qualcosa di incredibile per quel tempo. Erano ricordi ancora vivi che probabilmente la memoria non avrebbe mai cancellato. Credo che ad oggi sia impossibile comprendere com'era quel tempo perché non siamo mai stati privati di nulla nonostante si parli a vanvera di questi argomenti. Ciò spiega come per persone come mia nonna fosse importante lo stare in famiglia, avere da mangiare e poter leggere o ascoltare una radio senza che qualcuno ti dicesse che non potevi farlo o cosa dovevi guardare o fare.

La sera giocavamo anche a carte: scala 40 era il suo preferito. Non voleva mai giocare a punti il che rendeva però il gioco meno stuzzicante, però era un bel passatempo per fare arrivare l'ora di dormire.

In montagna andavamo a letto insieme, su quel lettone altissimo in cui si aveva l'impressione di cadere sempre.
Lei era una nottambula ma quando stavo con lei salivamo in camera insieme anche perché essendo una casa di montagna, molto grande con alcune parti ancora da finire, per andare a dormire dovevamo attraversare alcune stanze buie e io avevo paura.
Il mattino quando mi svegliavo c'era la finestra aperta sulla vallata ed era davvero magico.

Cosa darei per sentire ancora quella sensazione: quella che hai da bambino quando sei ancora tutelato, non devi fare grandi cose, non devi dimostrare nulla a nessuno e il tuo mondo ha confini di protezione. 

Mia nonna è un ricordo magico, qualcosa che mi connette alla bambina che ero: se chiudo gli occhi ancora sento quella sensazione di quando in quei giorni in preda alla febbre da tonsille, ed erano tanti, stavo sul divano con lei a guardare i telefilm americani, appoggiando la testa sulla sua panciona. 





martedì 23 dicembre 2025

Calendario 2026 - Resistere

E' uscito il calendario creato dall'associazione poesie metropolitane che ospita una mia poesia intitolata "Resto".
E' possibile acquistarne una copia facendo una donazione all'associazione di €10,00 + costi di spedizione

Per info: poesiemetropolitane@gmail.com

Whatsapp 3343616881

Link alla presentazione del calendario

www.poesiemetropolitane.com




giovedì 30 ottobre 2025

Come d'aria - Ada d'Adamo

COME D'ARIA

Ho letto questo libro che da un po' di tempo volevo affrontare ma che per paura di "sentire" troppo ho messo sempre da parte. 

E' stata una lettura davvero piacevole, scorrevole e intensa, incisiva e vissuta. 

Un libro che mette davanti agli occhi la vita di ognuno di noi: l'ironia del destino, l'accettazione di un destino che si beffa di noi, la scelta come azione che condiziona la nostra intera esistenza e l'accettazione delle conseguenze. 

Un rapporto tra madre e figlia, intenso, costruito, ricercato, cresciuto all'ennesima potenza. Due corpi che si conoscono all'infinitesima particella che necessitano l'uno dell'altra, si fondono e si separano. 

Questa donna come esempio di resilienza di cui oggi tanto si parla e di amore incondizionato. 

Posteriormente alla mia lettura ho cercato notizie su questa splendida anima che ha lasciato questa vita terrena e ho trovato l' Intervista al marito che vi consiglio di leggere. 


COME D'ARIA


domenica 12 ottobre 2025

Che pane scegli?

Quando entro in un forno o per il resto d'Italia dal panettiere, ho una bella sensazione .

Mi connette alla mia me da piccola, tutti quei prodotti caldi e profumati, la bellezza di scegliere interrogata da mamma o nonna su quale fosse il mio biscotto preferito.

Il gnocco perché così si dice da noi, mentre per il resto del mondo è una focaccia, alla cipolla o liscio con tutta la sua scorta di olio.

Il pane con i nomi che variano a seconda della regione, da noi: la crocetta, la tartaruga, la mantovana e la cioppa.

Le chiacchere fatte nel negozio più frequentato della cittadina: "hai visto chi è morto?" "Si è sposato il figlio della Maria" "alla polisportiva fanno la festa" e via dicendo.

Un microcosmo di persone, colori, profumi che è sempre lo stesso.



martedì 7 ottobre 2025

14 anni

Cyberbullismo 


Una luce nel cielo terso del mattino 

Un saluto delicato donato con la gentilezza della natura

Oggi una ragazza saluta la sua famiglia ed i suoi cari da una bara 

Troppo pesante per ospitare la sua anima leggera

Troppo scura per risplendere il colore della sua esistenza 

Occhi increduli cuori pesanti

Questa luna forse è la risposta "sarò la vostra guida" annuncia scomparendo, dietro l'orizzonte dell'esistenza.

Emma Sofia 

Oggi una famiglia saluta la sua adorata figlia … mai la vita dovrebbe essere così malvagia.



mercoledì 17 settembre 2025

Ci sono comandamenti non scritti

ricorda che non puoi controllare tutto. 

La società di oggi, la tecnologia, ci ingannano pensando di riuscire a prevedere ma la realtà è che invece bisogna imparare ad accettare.
La vita accade, nella sua estrema ferocia e nella sua immensa bellezza.
Siamo piccoli di fronte a questa grandezza e occorre comprenderlo nuovamente, si è perso il senso.





lunedì 15 settembre 2025

Il profitto

Questo weekend ho iniziato a vedere il documentario su Netflix "buy now" l'inganno del consumismo.

Sono tantissime le riflessioni da fare e noto com dispiacere che purtroppo in pochi le fanno....

Credo che in primis la cosa che più fa arrabbiare è che questi grandi gruppi come Amazon, Shein etc abbiamo individuato un sistema infallibile e studiato alla perfezione che induce a comprare e questo è nulla se si pensa che sviluppando un adeguato senso critico si dovrebbe da solo arrivare a capire che è insostenibile questo ritmo.

Il peggio è la collusione con un sistema che è foraggiato dai governi! 

Basti pensare che la logica dei rifiuti quindi del riciclo è demandata a ogni singolo paese, alla peggio questi rifiuto vengono bruciati. E per rifiuti si parla di tonnellate di roba invenduta,  nel caso del cibo deperita,  che deve essere smaltita e di cui buona parte è totalmente non riciclabile.

Il rifiuto non è un problema dell azienda che produce ma diventa un problema del mondo, che difficilmente trova soluzione.

Solo le leggi possono mettere un tetto alle produzioni ma nessuno anche solo tenta di farlo.

La massimizzazione del profitto non è fermata da nessun principio di etica.

Le aziende di elettronica hanno sfruttato molto bene il criterio dell' obsolescenza programmata: oggetti impossibili da riparare devono essere sostituiti dal nuovo.

Anche qui i governi dovrebbero incidere sull argomento creando leggi che consentano vie diverse o comunque un freno alla produttività in costante escalation che so ponendo un limite su ogni modello ovvero che deve avere caratteristiche differenti profondamente dal precedente modello, magari inserendo dei termini.

Secondo me ci potrebbero essere cose da fare senza farci credere che solo il popolino ha la possibilità di cambiare le cose ma dovrebbero essere sviluppati attacchi frontali a queste multinazionali che sono piene di avvocati e di denaro fino quasi a comprarlo uno stato.

Basti pensare a Bezos che affitta Venezia intera per sposarsi: questo è l' emblema del capitalismo.

La sinistra dov'è? Quando tornerà ad occuparsi davvero di contrastare l'impero?

Oppure dobbiamo pensare che anche loro abbiano in fondo cambiato bandiera?

Foto di Moondance



sabato 13 settembre 2025

Analisi

 Credo ci voglia una vita intera per analizzare se stessi: da dove si proviene, la famiglia,  le dinamiche relazionali.

Ci portiamo dentro moltissimo di tutto questo: chi dice che una famiglia sana, fondata su amore e rispetto, genera individui "a posto".

Chi non lo pensa della propria? Eppure vediamo ogni giorno attimi di follia e senza troppo esagerare riconosciamo in altri tratti caratteriali che provengono da difficoltà emotive provate in infanzia.

Più facile vederlo in altri, più difficile in sé stessi: analizzarsi, mettersi in discussione è da sempre difficoltoso perché include il senso critico.

Oltremodo mettere sotto una luce oggettiva ciò che è pieno di sentimenti, attaccamento ai genitori, traumi familiari, genera in noi una barriera di difesa.

Aprirsi significa scoprire il proprio cuore e la propria mente, prendere coscienza delle imperfezioni, analizzarle e possibilmente risolverle.

Quante volte ho pensato ad un terapista .... Sarebbe come praticare uno sport, allenare il nostro io a star bene perché come il fisico anche l' anima ha bisogno di scaricarsi e vuotarsi da pesi superflui.



venerdì 12 settembre 2025

Stefano Benni

Bisogna assomigliare alle parole che si dicono. 
Forse non parola per parola, ma insomma ci siamo capiti.



giovedì 11 settembre 2025

Pedala pedala

Mi vedo con la bici mentre passo per le vie del paesello, con la mente immersa in tutti i miei pensieri: la scuola, la lezione prova di pilates, come si sveglieranno le bambine, la nuova canzone da provare, da che quadro elettrico iniziare i rilievi, la voglia di vedere mia mamma sorridente.

La vita di tutti i giorni ci riempie la mente mentre il mondo scorre in altri angoli di mondo.

Sotto le bombe a Gaza, sulla barca di un pescatore nelle Filippine, in una baracca nelle Favelas, sulle strade di Tokio.

Tutti conduciamo la nostra vita: piccola, semplice ma la nostra.

Nessuno dovrebbe avere il diritto di decidere della nostra vita, delle sorti del mondo, della direzione da prendere.

In un mondo ideale dovremmo essere capaci di cavarcela da soli, di rispettarci, di regolare la nostra società e invece...

Leggiamo ogni giorno che in qualche punto del mondo qualcuno accende un focolaio, commette azioni che minano gli equilibri .... La natura dell' uomo ci fa riscoprire la sua immensa ignoranza.

Mosaico nel Comune di Caronno Pertusella


giovedì 4 settembre 2025

Springtime

 

Via Andreani 



In un attimo la primavera se n'è andata, ti giri ed è estate. Quest' anno passata in fretta in realtà, veloce come la società di oggi.

Se azzerassimo per un secondo il vortice che ci attanaglia potremmo vedere aprirsi un fiore, sapremmo quanta fatica si fa per mettere nuove gemme, vedremmo le rondini nel cielo.

Tutto passa velocemente, l' importanza di ciò che ci accade intorno dovrebbe avere risalto perché ogni minuto è un'evoluzione.

martedì 19 agosto 2025

PoV

 E’ un mondo da fermare, accogliamo il silenzio come un dono, ascoltiamo i suoni della natura e il respiro della terra. 

Non facciamolo solo un giorno di vacanza, dedichiamo a questa pratica tempo, facciamolo rientrare nella routine quotidiana.

Sento levate di scudi perché i negozi sono chiusi ad agosto, meglio! Approfittiamo per cambiare punto di vista.

Torniamo ad una vita più attenta all’uomo e ai sui bisogni che sono ben lontani dalla soddisfazione del possedere.

Votigno - RE
Votigno (RE) - un angolo di Tibet


sabato 16 agosto 2025

Non frettolosamente

occorre una certa urgenza di vivere: non frainetendemi non buttare via per la fretta di fare. Intendo fare esperienze, non buttare il tempo in inutili rimorsi, donarsi completamente nei sentimenti, non lasciare che un passato ingombrante ci impedisca di realizzarci, non cadere nella paura. Prendere coscienza della vita nella sua unicità ma anche nella sua verità ci consentirà di godere di ogni singolo momento e ci aiuterà a capire le cose davvero importanti. 

#lifemood



venerdì 1 agosto 2025

Luciotto

 La paura del buio è qualcosa che ci lega al nostro essere bambini. Le stanze buie, la luce spenta al di là della porta trasporta il nostro inconscio nella paura dell' ignoto.

Nell' infanzia c'è la costruzione di mostri pronti a terrorizzati come nel film Monster & Co; creature spaventose e pensieri altrettanto.

Le paure hanno un "modo" per venirti a trovare e sono come visibili, hanno un identità.

Arriva la luce ed ecco puf che spariscono come un antidoto che ti salva da morte certa.

Quando sei grande le paure non hanno un ambiente: sono tra i pensieri in ogni momento della giornata, si nascondo nella mente assieme ai pensieri buoni e non hai nella per farle sparire. Li la luce non basta!

O meglio la luce non è fisica ma è dentro di noi: un faro gigante che ci aiuta a sopportare e non sprofondare nell' oblio della paura. È un faro che va nutrito come tutto il nostro corpo e in alcuni momenti della nostra vita ha un luce flebile flebile, ma è lì.

Quanta forza chiediamo alla nostra mente, quanta è necessaria per non essere sopraffatti.

Era quando con questo piccolo amichetto luminoso accompagnava le mie notti. Ho voluto regalarlo anche a loro come buon auspicio per vivere quanto più possibile "illuminate".



venerdì 4 luglio 2025

Oggi

Life

Vento del mare
Pulisce i pensieri
Rasserena l’anima

Cosa significa libertà?

Vivere sotto le stelle
Amare il mondo
Credere di sapere come

La bellezza di essere
Senza responsabilità
Collezionare esperienze

Per imparare a vivere

martedì 27 maggio 2025

Questione di opportunità

Quanto la persona che eri rincorre quello che sei diventato oggi? Quanto e dove il passato può colpirci per mortificare il nostro presente?

Esistono persone che non hanno avuto occasioni, che hanno vissuto sul fondo eppure  hanno saputo riscattare il proprio presente, magari goffamente con mezzi di fortuna ma sono uscite da un tunnel nero che sembrava essere il loro destino.

Chi ha il diritto di decidere del destino degli altri ?

Sono i pregiudizi e le costruzioni di questa società che infine tagliano fuori anche chi ha lottato con i denti per il proprio posto nel mondo.

Villa Reale - GAM




venerdì 16 maggio 2025

Cosa ero

Ricordo ancora quel cortile

nelle sere assolate di luglio 

E la tavola imbandita

Sempre pronta per la festa 

al cancello una foresta d’oro puro 

Tagliava l’orizzonte 


La vigna tutt’attorno

Riparava dal superfluo

nonna proteggeva

Il suo regno dai cattivi

Come fosse un cavaliere 


Nulla più volevo ancora

Se non stare lì a guardare 

Il mondo cambiava veste

Io crescevo sempre uguale


Mi guardo indietro e sorrido 

Quanta semplicità

Ma cosa è giusto ora lo so

Solo essere felici


Tante strade sono cambiate 

Vecchi rancori e nuovo amori

Ciò che manca è solo amore

Questo nonna l’ha insegnato

con la cura dei gesti sinceri


Il passato è scolpito

Il futuro è da scrivere 


martedì 6 maggio 2025

1 maggio, sempre

 Il 1° maggio è passato, e con essa la voglia di manifestare per un lavoro dignitoso, che comprende i giusti diritti connessi ai doveri, un compenso adeguato e un tempo dedicato corretto e corrisposto. 

Ora, i tempi si sono evoluti: esistono nuove forme di contratto, esiste lo smart working, la flessibilità. Però le persone ancora muoiono durante le loro attività.

Non voglio essere classista ma come tutto oramai si divide in due gruppi: benestanti con i piedi sotto la scrivania e ceto medio impegnato in: manovalanza, lavori sottopagati nella grande distribuzione o ristorazione, corrieri e market online. 

E' sul ceto medio che gravano ancora tutti i problemi del mondo del lavoro tra i quali sottolinerei il salario.

l'Italia è uno dei paesi europei con gli stipendi più bassi ma a differenza di altri come la Spagna in cui ci sono maggiori occasioni per vivere dignitosamente permettendosi anche di bere una birra fuori la sera, l' Italia vive al di sopra delle proprie possibilità.

Gli stipendi sono bassi e il costo della vita è triplicato in un anno. Una famiglia di quattro persone con due genitori lavoratori non mette via una lira.

E che non si dica ....eh ci sono più esigenze etc..... I tempi sono sicuramente cambiati ma ora sono i beni primari che si fatica a sopportare.

Inoltre tutti coloro che con il loro stipendio fanno andare avanti la macchina dello stato pagando esattamente il dovuto senza possibilità di scelta si trovano ad avere servizi precari e assolutamente inadeguati.

Occorre prendere atto di questo e smettere di mettere gli uni contro gli altri quando la guerra dovrebbe avere un solo nemico.



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