Il pensiero del bambino di Napoli mi trafigge il cuore e la coscienza.
Ho letto dell' errato modo di trasporto dell'organo del mancato utilizzo di un dispositivo idoneo e più tecnologico che forse c'era, dell'inevitabilità di procedere al trapianto nonostante la condizione.
Tutti questi errori sulle spalle di una famiglia con un figlio da salvare, sulle spalle di un bambino di appena due anni che doveva vivere.
Ragionamenti freddi, razionali, esenti dai coinvolgimenti del cuore hanno dato il loro responso "impossibile procedere".
Vivo da un po' il contesto pubblico: vivo le frustrazioni, l'incapacità, l'assenza di mezzi, la totale indifferenza del singolo che caricato del fardello lo porta da solo abbandonato a stesso, l'assenza di fondi per riconoscere le professionalità. Indubbiamente tutto questo contribuisce a spegnere la fiamma dentro chi è animato dalla dignità e dall' etica ma che poi si arrende all' evidenza dei fatti.
Ma dico può un bambino pagare lo schifo che viviamo?
Non vorrei le istituzioni al funerale perché complici di questa morte: i fondi alla sanità dimezzati, un servizio inesistente che grava molto spesso sulle famiglie.
Quale futuro ....
Nessuno per quel piccolo corpo legato ad una macchina.
Difficile pensare al futuro anche dei suoi genitori costretti in eterno a vivere senza una parte del loro cuore.

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