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mercoledì 22 febbraio 2012
Umberto Galimberti - L'ospite inquietante "La forza d'animo"
Il sentimento non è languore, non è malcelata malinconia,
non è struggimento dell’anima, non è sconsolato abbandono. Il sentimento è
forza. Quella forza che riconosciamo al fondo di una decisione quando, dopo
aver analizzato i pro e i contro che le argomentazioni razionali dispiegano, si
decide, perché in una scelta piuttosto che in un'altra ci si sente a casa. E
guai a imboccare, per convenienza o debolezza, una scelta che non è la nostra,
guai a essere stranieri nella propria vita. La forza d’animo, che è poi la
forza del sentimento, ci difende da questa estraneità, ci fa sentire a casa,
presso di noi. Qui è la
salute. Una sorta di coincidenza di noi con noi stessi che ci
evita tutti questi “altrove” della vita che non ci appartengono e che spesso
imbocchiamo perché altri, ci chiedono, e noi non sappiamo dire no. Il bisogno
di essere accettati e il desiderio di essere amati ci fanno percorrere strade
che il nostro sentimento ci fa avvertire come non nostre, e così l’animo si indebolisce
e si ripiega su se stesso nell’inutile fatica di compiacere gli altri. Alla
fine l’anima si ammala, perché la malattia, lo sappiamo tutti, è una metafora,
la metafora della devianza del sentiero della nostra vita.
lunedì 20 febbraio 2012
Umberto Galimberti - L'ospite inquietante "La razionalità della tecnica e l'implosione del senso"
La tecnica è entrata in profondo conflitto con il primato che l'uomo aveva assegnato a se stesso nella storia dell'essere. E in verità, nell'assuefazione con cui utilizziamo strumenti e servizi che riducono lo spazio, velocizzano il tempo, leniscono il dolore, vanificano le norme su sui sono state scalpellate tutte le morali, rischiamo di non chiederci se il nostro modo di essere uomini non sia troppo antico per abitare l'età della tecnica che non noi, ma l'astrazione della nostra mente ha creato, obbligandoci, con un'obbligazione più forte di quella sancita da tutte le morali che nella storia sono state scritte, a entrarvi e a prendervi parte. [......]
La tecnica infatti non tende a uno scopo, non promuove il senso, non apre scenari di salvezza, non redime, non svela la verità: la tecnica funziona. E sicome il suo funzionamento diventa planetario, finiscono sullo sfondo, incerti nei loro contorni corrisi dal nichilismo i concetti di individuo, identità, salvezza, verità, senso, scopo, ma anche quelli di natura, etica, politica, religione, storia di cui si era nutrita l'età pretecnologica, a che ora, nell'età della tecnica, dovranno essere riconsiderati, dismessi o rifondati dalle radici.
La tecnica infatti non tende a uno scopo, non promuove il senso, non apre scenari di salvezza, non redime, non svela la verità: la tecnica funziona. E sicome il suo funzionamento diventa planetario, finiscono sullo sfondo, incerti nei loro contorni corrisi dal nichilismo i concetti di individuo, identità, salvezza, verità, senso, scopo, ma anche quelli di natura, etica, politica, religione, storia di cui si era nutrita l'età pretecnologica, a che ora, nell'età della tecnica, dovranno essere riconsiderati, dismessi o rifondati dalle radici.
Nietzsche - Frammenti postumi 1887-1888
L'uomo moderno crede sperimentalmente ora a questo ora a quel valore, per poi lasciarlo cadere. Il circolo dei valori superati e lasciati cadere è sempre più vasto. Si avverte sempre più il vuoto e la povertà del valore. Il movimento è inarrestabile, sebbene si sia tentato in grande stile di rallentarlo. alla fine l'uomo osa una critica dei valori in generale; ne riconosce l'origine, conosce abbastanza per non credere più in nessun valore; ecco il pathos, il nuovo brivido. Quella che racconto è la storia dei prossimi due secoli.
venerdì 17 febbraio 2012
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