martedì 1 marzo 2016

Le promesse del cuore

Ricevetti un incarico di lavoro: il censimento di alcuni edifici demaniali visionandone lo stato e mi ritrovai così a girare per le vie del centro di Milano. Il lavoro in sé non comportava particolari difficoltà e mi consentiva di gustare le bellezze della città.
Mi ritrovai al civico 17 di Via Bergamini, una libreria non più aperta al pubblico. Entrando dal portone principale, un lento cigolio fece da eco al mio passaggio. Varcato il porticato d'ingresso, una bellissima corte racchiusa nelle mura del palazzo, sulla sinistra la scala che mi avrebbe condotta alla porta. Salii i gradini: arrivata alla porta mi raggiunse il custode, che mi salutò aprendomi la porta. Entrando vidi tutt'intorno, su ogni centimetro libero della parete, libri a perdita d'occhio; molteplici piani di testi incastonati e perfettamente allineati: testi di ogni tipo e fattura, anno e soggetto.
Passai da una stanza all'altra con lo sguardo rivolto all'insù, e lo abbassai solo per evitare di inciampare. Di fronte a me una scrivania: un uomo sulla settantina, testa china su un registro, occhi incollati alla sua lettura. Un uomo ordinato, distinto, occhiali bassi sul naso. Con una mano teneva un libro, con l'altra scorreva una a una le righe del registro aperto, diligentemente e con meticolosa cura. Quando mi vide fermò per un istante il dito, alzò giusto lo sguardo e fece un cenno con le sopracciglia che interpretai come un saluto e si rimise al lavoro.
Mentre davo un'occhiata in giro il mio sguardo si posava spesso su di lui. Con fare evasivo, mi avvicinai alla scrivania e fu lì che lui posò il libro e alzando il capo, esclamò: Trovato!
Come?! dissi in imbarazzo.
Volevo dirle che finalmente ho trovato quel che cercavo disse sorridendo.
Buon per lei dissi arrossendo Mi scusi, non volevo essere sfacciata. La vedevo così preso che lo confesso, avrei voluto sapere di cosa si trattava.
Per fortuna disse l'uomo alzandosi dalla sedia è tanto tempo che nessuno mi chiedeva più del mio lavoro. Sono mesi che sono solo a riempire pagine di codici. E' una lavoro impegnativo e meticoloso. Questo maledetto disse indicando il libro che prima aveva in mano l'avevo già codificato ma non ero sicuro perchè il giorno che toccò a lui, fui distratto dall'arrivo di un amico e così lo appoggiai su quella pila là in fondo disse indicando una torre di testi a fianco della finestra e lì rimase.
Può succedere, no?! Se chi l'ha distratta è un amico, sarà valsa sicuramente la pena.
L'uomo sorrise con gli occhi brillanti di qualcuno che custodisce un segreto.
Questo mio amico da quel giorno viene sempre a trovarmi, passiamo qualche ora insieme fino a che se ne va, io torno ai codici e lui si allontana sui tetti.
Come sui tetti?! dissi sorpresa.
Certo il mio amico è un gatto!
Adoro i gatti dissi hanno qualcosa di speciale.
Sì, proprio così disse l'uomo curano le ferite, quelle più profonde disse abbassando lo sguardo.
Mi spiaceva averlo rattristato con quel ricordo, così cercai di riportare la conversazione ai codici.
Mi diceva quindi del codice, l'aveva già trascritto?.
Sì, infatti l'uomo alzò la testa dopo un sospiro e prese in mano il testo.
Un testo così prezioso! Valeva la pena ricontrollare.
Titolo? chiesi
La sua curiosità non ha mai fine! disse scuotendo il dito Mi piacciono le persone curiose, sono il motore del mondo. Non è importante il titolo, ma quel che rappresenta per me. Questo testo è stato il primo in assoluto ad essere inserito nel catalogo prestiti in questa biblioteca, dalla mia Anna. E' l'origine! Da qui ha avuto inizio il lavoro mio e di mia moglie. Lei era una fanatica dei libri, leggeva tantissimo e complice la fortuna riuscimmo ad ottenere insieme di gestire questo tesoro. Ci piaceva l'idea che tutti potessero godere della bellezza della lettura. All'inizio andò bene: la biblioteca fu molto frequentata. Il numero dei testi cresceva: poesia, narrativa, arte, romanzi, gialli. Fu un bel periodo quello disse l'uomo con lo sguardo luminoso poi arrivò la televisione: quella macchina infernale tolse pian piano la curiosità e la sete di imparare. La gente preferì starsene a guardare quiz e donnette in poltrona piuttosto che stimolare il cervello. Quella fu la prima grande disfatta dell'uomo moderno, dopo il capitalismo.
Quanto ha ragione! dissi La penso esattamente come lei! Ogni giorno vedo persone vuote, senza sogni e passioni e questo è proporzionale all'assenza di conoscenza e alla pigrizia di pensiero.
Vedo signorina che siamo in sintonia mi disse porgendomi la mano per una stretta forte come un patto siglato.
Fummo costretti a ridurre l'orario, ma fu semplice perché ciò avvenne all'età della pensione quindi riuscimmo a sbarcare ugualmente il lunario.
L'uomo divenne poi serio, si sedette nuovamente sulla sedia massaggiandosi il volto con la mano Purtroppo in quel periodo, mia moglie si ammalò e per lei furono poche le speranze di salvezza. Ricordo ancora l'ultimo giorno che fu cosciente, quasi se lo sentisse, mi fece promettere una cosa, me lo ricordo come fosse ieri, disse: ora sarai solo, ma io sarò al tuo fianco sempre. Promettimi che porterai a termine il nostro progetto? Quei bambini hanno bisogno di sognare, di conoscere, di imparare e di vivere quante più storie potranno e tu avrai il dovere di aiutarli.
Non volevo piangere davanti a lui ma a stento riuscii a trattenere le lacrime.
Vede tutte quelle scatole?disse indicando il centro della stanza Sono dirette in tante parti del paese, donate allo scopo di diffondere cultura e speranza. Solo il pensiero mi rende fiero di ciò che faccio come lo sarà mia moglie da lassù.
Lo può ben dire signor... chiesi.
Il mio nome è Walter rispose.
Walter lei è un grand'uomo, se nel mondo ci fossero più persone come....No no signorina, non lo dica mi interruppe non mi attribuisca meriti che non ho, ho fatto semplicemente ciò che il mio cuore e la mia testa mi dicevano di fare. Tutto qui. Comunque non si dimentichi che il merito è tutto di Anna disse lei è la mia musa. Mi spiace ma ora devo tornare ai miei codici altrimenti si fa tardi e tra poco arriverà Gastone a prendersi la sua dose di coccole.
Giusto!. La saluto Walter, mi scuso di averle fatto perdere tempo dissi raccogliendo la mia cartelletta.
Arrivederci signorina! rispose rimettendosi gli occhiali, pronto per il suo elenco.
Uscii da quel piccolo paradiso piena di serenità: pensai a quei libri che di lettore in lettore avrebbero aperto la finestra della fantasia.

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