Chiudi gli occhi
Ascolta e vola con la mente
Mi è successo ieri cantando Diamante di Zucchero.
I ricordi sono riaffiorati: spontanei, colorati, vivi quasi ne sentivo il profumo.
Ricordo quando in campagna si coglievano le pannocchie lasciate dal taglio del granoturco. Al calar della sera nonna, zia, mamma si andava al campo di fronte a raccogliere quelle che erano cadute dal camion della raccolta. I piedi punti dai fusti recisi, i passi che si susseguivano senza peso guidati dalla sete di ricerca. Tornavamo con secchi pieni e in cortile sulla palladiana, ci mettevamo a sgranare lasciando cadere i cicchi che per i giorni successivi si sarebbero seccati al sole per poi essere ricoverati nel granaio della nonna. Erano destinati alle galline del pollaio, per tutto l’inverno.
A volte salivo in solaio, il regno delle cose del passato, passavo qualche ora a navigare in mezzo oggetti che non erano del mio di passato ma che costruivano una storia.
Si accedeva da una porticina al primo piano, vicino alla camera di mio zio che tornato da qualche serata con gli amici dormiva beato fino all’ora di pranzo.
La casa si riempiva di profumo di brodo di carne e carne lessata. Quante volte l’ho maledetta, probabilmente per la sua onnipresenza: salsa verde, maionese, pane fatto in casa da mia mamma e le immancabili tagliatelle al Lambrusco che mia nonna si concedeva come coccola al ricordo di sua mamma.
E poi dopo pranzo tutti a fumare, se ci penso ora inimmaginabile l’aria dei pranzi della domenica.
Che sensazioni strane, di un tempo che non c’è più è incredibile che una canzone possa evocare con tanta intensità un immagine.
Potenza della musica.
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