Ho visto questo documentario questa mattina, perchè mi sto documentando su un argomento di cui voglio scrivere. I numeri che vengono narrati in questo video sono incredibili: il suicidio è la seconda causa di morte degli adolescenti dopo gli incidenti stradali, adolescenti molto precoci perchè si parla di ragazzi tra i 10 e i 18anni.
Ansie, attacchi di panico, depressione, autolesionismo, disturbi alimentari: tutti lati di un problema complesso che proviene sia dalla socialità comune sia dai mondi tecnologici in cui sono immersi senza tralasciare lo strascico post-pandemia.
In dieci anni i ricoveri per depressioni e ansie è aumentato del 75%. I numeri di questo fenomeno sono incredibili ma l'inadeguatezza del sistema sanitario lo è di più. Spesso non avendo posti in ricovero questi ragazzi sono inseriti in reparti psichiatrici per adulti con i danni che ne conseguono. Il 65% dei ricoveri neuropsichiatrici è in emergenza, le richieste di aiuto psicologico e psichiatrico sono aumentate tra il 30% e il 50%. Eppure ancora oggi l'aiuto psicologico è considerato un tabù: se vai dallo psicologo è perchè sei matto.
Il disagio psichico dei ragazzi nasce da un miliardo di ragioni, alcune delle quali ci sono sempre state, altre di nuova nascita: l'assenza di speranza è una di queste. Mi hanno colpito le parole di una dottoressa "è la prima generazione che crede che la loro vita sarà peggiore della nostra". Non credo sia la prima ma di sicuro questa incertezza sul futuro non consente di creare solide basi per il percorso di crescita.
Basti pensare al bombardamento di notizie tragiche di ogni giorno: guerre, emergenza climatica, omicidi, attentati. Poi ci sono i social che anziché contribuire a fermare comportamenti sbagliati aiutano ad alimentarli. Nel video vengono chiamate in causa diverse piattaforme social, a rispondere è Facebook-Instagram attraverso l'equipe che lavora sui contenuti segnalati oppure cerca di creare argomenti di interesse su modelli di bellezza interiore etc. Ciò che è vero è questi colossi imprenditoriali non hanno a cuore il vero interesse della popolazione poichè traggono profitti da qualcosa che genera visualizzazioni e non credo che la loro dignità si fermi nemmeno di fronte a qualcosa di palesemente sbagliato. L'Europa ha fissato la soglia dei 16 anni come limite per l'utilizzo dei social ma ogni stato membro può disporre come vuole con un soglia minima di 14 anni. Ma a che gioco giochiamo? L'Italia ovviamente si colloca a 14 ma con quali rischi?
La classe genitoriale di oggi, di cui faccio parte, è costantemente bersagliata da critiche che in alcuni casi possono essere fondate: il procreare senza reale coscienza, la povertà culturale, il disagio economico. Spesso i genitori che vivono in contesti di forte stress economico e bassa scolarizzazione hanno meno strumenti culturali ed emotivi per intercettare i primi, sottili segnali di un disturbo psichico o alimentare nei figli, chiedendo aiuto solo quando la situazione è ormai degenerata in un ricovero d'urgenza.
Dall'altro lato le istituzioni, le stesse che ammettono che il problema è grande, che la rete di assistenza è inadeguata, che occorrono esperti etc etc ma che di fatto, sul tema ad esempio dei posti di letto, in dieci anni ha incrementato a 5 i posti in una regione come la Lombardia.
La politica cosa fa in questo momento storico: da una parte parla di remigrazione e patriarcato mediterraneo e dall'altra il nulla cosmico mentre entrambi votano per i fondi agli armamenti.
Intanto i nostri ragazzi muoiono o permangono in una condizione di difficoltà emotiva che si porteranno tutta la vita.
La famiglia è l'unica àncora di salvezza ma spesso anch'essa è inadeguata e nel peggiore dei casi è la causa principale del malessere.
Non abbiamo occhi allenati per vedere e i problemi che li affliggono.
Ma oltre ad intervenire sui ragazzi credo si debba intervenire anche sui genitori come....
1. Sviluppando l'Alfabetizzazione Emotiva (Parental Training) [1]
I genitori devono imparare a tollerare e accogliere la frustrazione e il dolore dei figli, anziché cercare di eliminarli a tutti i costi. [2]
2. Educazione Digitale Consapevole (Media Literacy)
I problemi attuali sono strettamente legati all'iper-connessione. I genitori non devono "vietare", ma regolamentare e accompagnare. [3]
3. Riconoscere i Campanelli d'Allarme Precoci
Spesso i genitori arrivano in ospedale (come si vede nel documentario) quando la situazione è già critica perché non sanno leggere i primi segnali. Bisogna educarli a monitorare i cambiamenti drastici:
- Isolamento prolungato: Il ritiro progressivo dalle amicizie reali o la chiusura totale in camera (oltre la normale riservatezza adolescenziale).
- Cambiamenti nel sonno e nell'alimentazione: Insonnia cronica, stanchezza ingiustificata o alterazioni improvvise del rapporto con il cibo.
- Calo drastico del rendimento scolastico o abbandono improvviso dello sport e delle passioni storiche.
Un genitore non può fare tutto da solo.
- Scuole per Genitori e Centri per le Famiglie: Molti comuni e associazioni offrono percorsi gratuiti di Parent Training guidati da psicologi per insegnare a gestire la conflittualità e la comunicazione con gli adolescenti.
- Spazi Ascolto e Consultori Familiari: Strutture pubbliche sul territorio a cui i genitori possono rivolgersi anche solo per un dubbio educativo, prima che il disagio si trasformi in patologia.
- I Patti Educativi di Comunità: Alleanze tra scuole, famiglie, società sportive e associazioni del terzo settore. L'obiettivo è togliere i ragazzi dallo schermo e "reimmergerli" in una comunità reale, offrendo alternative sane alla solitudine (sport, teatro, musica, volontariato).
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