venerdì 30 gennaio 2026

Offesi

Se prendi tutto sul personale, vivrai offeso per la maggior parte della vita. Ricorda che le persone non ti fanno cose: le persone fanno cose e tu decidi se ti colpiscono o no. 


Il piccolo principe 

lunedì 26 gennaio 2026

Spettri del passato

Tempo fa feci una discussione sul ritorno del fascismo e dissi che sì c'erano i segnali di una simpatizzazione collettiva verso i precetti del tempo passato ma che fosse più una moda o una roba da social.

I fatti di Minneapolis ci dicono che la strada invece è ben spianata: la supremazia dell' uomo bianco, l' occidente violento, il ritorno ai precetti dell' odio razziale, di genere, di perfezione. Sembra davvero anacronistico parlarne ancora eppure l' essere umano si ripresenta alla sua natura.

Una cosa pietrificante è che ci siano ancora persone che sponsorizzano comportamenti estremi e ingiustificati in nome della violata libertà: "mia sorella è stata uccisa da un immigrato irregolare" si legge nei commenti di Ellen, show woman americana, che manifesta la sua indignazione per l' omicidio dell' infermiere di 37 anni. "E dov'è la tua indignazione per Charlie Kirk?"

Questi commenti sono davvero eloquenti sul grado di cultura e intelligenza del popolo medio. Non è possibile basare su una esperienza personale, è ovvio che se toccati in prima persona è difficile mantenere un atteggiamento distaccato ma calza a pennello la definizione di Pif che disse "come se in Italia c'è la mafia allora uccidiamo tutti"

Sono andata a vedere perché proprio Minneapolis, ne viene fuori una città per nulla pericolosa ma con una profonda cultura democratica. La percentuale di bianchi è del 77% da cui si evince che non c'è alcun problema adi Immigrazione. All'interno di questa percentuale c'è la comunità somala è la più grande degli Stati Uniti. Sono circa 80mila le persone di origine somala residenti in Minnesota: il 58 per cento è nato negli Stati Uniti e l’87 di chi è nato all’estero ha ottenuto la cittadinanza americana.
La deputata Democratica Ilhan Omar è di origini somale e nel 2019 è stata una delle prime due donne musulmane elette al Congresso. 
Nel 2020 Minneapolis fu teatro dell' omicidio di Floyd brutalmente assalito dalle forze dell'ordine perché sospettato di aver usato un biglietto da 20 dollari falso, morì soffocato davanti a decine di passanti, e il video di quell’omicidio – l’agente fu poi condannato a 21 anni di carcere.
Da lì in città furono molte le manifestazioni contro la polizia finite anche in tafferugli.
La destra ha poi ripreso un fatto che successe durante l amministrazione Baiden: per finanziare pasti per bambini di famiglie povere un’organizzazione non profit riceveva moltissimi soldi e li distribuiva a decine di altre, che dichiaravano di usarli per distribuire migliaia di pasti al giorno. I pasti erano in realtà inesistenti, e le inchieste hanno trovato situazioni simili per servizi di psicoterapia e formazione professionale, con un totale di oltre un miliardo di dollari rubati. 

Va da se che oggi la città è definita dall' amministrazione Trump un covo pericoloso e fuori controllo, cosa peraltro smentita anche dai recenti fatti. 
Ci sarà giustizia per queste persone che sono morte in nome della libertà ?
Riuscirà l' uomo a fare riaffiorare il lume della ragione lasciando da parte il suo ego ?
Non nutro grandi speranze e soprattutto mi piange il cuore al pensiero di tutte le vite spente in nome della libertà durante la guerra. Significherebbe che lo sono invano. 

venerdì 23 gennaio 2026

Tristemente 12

 I bambini, poveri bambini....

Siamo tutti dentro un vortice, un enorme frullatore che fagocita tutto quanto si trova davanti.

È possibile non accorgersi della fragilità? 

È possibile non esercitare gentilezza?

È possibile lasciare che un bambino trovi come unica soluzione il suicidio?

Il fallimento della società, dell' intero mondo, è sotto gli occhi di tutti. 


mercoledì 21 gennaio 2026

Banana Yoshimoto - Che significa diventare adulti?

Da adulti finiamo per abituarci a così tante cose che nulla è più in grado di incantarci. 

Durante le lezioni mi abbandonavo a inseguire i pensieri all'infinito, fino magari ad addormentarmi e ancora oggi mi torna in mente quel senso di libertà. Era inutile, una perdita di tempo, eppure aveva un significato. 

Certo nella vita degli adulti così piena di obblighi, recuperare quel tipo di energia mentale è piuttosto complicato. Salvo nei viaggi, quando il paesaggio davanti ai nostri occhi e diverso dal solito, lontano da tutti ciò che quotidianamente ci ricorda le nostre . responsabilità. 

La mia costante preghiera, però, è di riuscire a combinare l'energia pervasiva dei bambini con il libero arbitrio degli adulti. 




martedì 20 gennaio 2026

Pensione con il binocolo

 Oggi l ho fatto, sono andata a fare una consulenza previdenziale. Troppo presto, diranno tutti.

In realtà si ma sono andata per capire il fatto delle ricongiunzioni , del cumulo etc, e comunque alla fine è stata fatta pure la previsione ........ aprile 2046 se le cose stanno come sono ora.

Non so mentre parlava un po' mi è mancata la terra sotto ai piedi: 68 anni di età! Ci arriverò? Come sarò?  Sono veramente tanti per lavorare ancora a questi ritmi.

Mentre rientravo pensavo a come sia possibile spendere una intera vita a lavorare per poi affrontare i pochi anni che rimangono in che modo? Aspettando di morire. 

Non me ne capacito.

sabato 17 gennaio 2026

quella camera con la finestra sulla valle

"Ecco nonna stasera mi piacerebbe il riso in brodo!"

"Ok allora lo facciamo con quello di patate."

"Aggiudicato."

Erano i pomeriggi delle vacanze estive quando andavo in montagna con mia nonna per passare qualche settimana al fresco. Erano gli ultimi periodi dell'infanzia e della spensieratezza, quando l’adolescenza bussa prepotentemente alla porta senza però ricevere entusiasmo all'ingresso. Quel periodo in cui ancora si gode delle coccole e dalle premure di una seconda mamma che nulla deve ma tanto regala.

La casa si trovava in un paesino montano nel Comune di Frassinoro dove con sacrificio passando tutti i weekend a lavoro, la famiglia aveva realizzato il desiderio di una seconda casa in cui passare le estati. Gli inverni erano molto rigidi e c’erano solo stufa e camino perciò si andava solo da maggio a ottobre.
Il paesino con le tipiche connotazioni del borgo montano dell'Appennino era abitatissimo d'estate:i genitori del papà, il fratello e gli altri parenti di Genova nonché amici d'infanzia e cugini. Molti abitavano a Genova perchè durante la guerra erano emigrati e avevano trovato la una nuova vita. 
Stavo bene in quel periodo, nessun turbamento, pochi doveri e tanto tempo libero.

Mi piaceva stare con mia nonna perché era una persona semplice: non le interessava granché se non qualche programma in tv, cosa cucinare ad ogni  pasto, le carte, qualche passatempo come la maglia con cui aveva imparato a fare bellissime ciabatte di lana istruita dalla cognata di Merano. Avevano la suola di feltro e la parte superiore di lana, poi veniva applicata e cucita alla base. Le preparava per tutti ed erano davvero comodo e calde.
Mia nonna era casalinga da sempre ma non lo era sempre stata, lavorò anche in una fabbrica che costruiva scarpe e aveva imparato a distinguere quelle buone. 
Ricordo quando raccontava di quando andava a ballare con il suo papa' e quando conobbe il nonno.  Nella sua vita dopo il matrimonio aveva mantenuto alcune amiche con le quali una volta al mese, si trovava per fare un pomeriggio di carte. Era fantastica perche quando le ospitava a casa iniziava al mattino presto a preparare le tartine che faceva solo per loro e la torta, metteva tutto in sala, quella bella con il lampadario a gocce dove si ricevono le persone, e guai a chi toccava qualcosa. Quel giorno sbrigava tutti i mestieri in fretta e ci liquidava tutti. Andava a fare la doccia,  si metteva i vestiti belli, gonna e collant che rompeva puntualmente almeno una volta a causa dei calli creati dalle ciabatte che usava ogni santo giorno. Ne aveva sempre due paia. Si spruzzava poi il profumo, il solo ed unico Atkinson alla lavanda, glielo aveva fatto conoscere sua sorella e da allora era sempre quello. 

Era il suo pomeriggio, lontano da tutto il quotidiano, dai doveri, dalle faccende, dagli animali: la sua valvola di sfogo. 

Con lei imparavo l'arte della pazienza, il tempo speso a stare con se stessi, la bellezza di una passeggiata che culminava con la vista della valle piena di lucciole. Lo ricordo sempre quello spettacolo, quando saliva la mamma al weekend andavamo tutte insieme ad ammirarlo: una salita che valeva pena di affrontare.

Ci mettevano a tavola la sera: io apparecchiavo per due e lei cucinava. Preparavo la brocca dell'acqua rigorosamente attinta dal rubinetto e il pane che non mancava mai.
Guardavamo qualche quiz e fuori calava la sera. L'immancabile telefonata al nonno che giù a Modena lavorava e quando aspettavamo gli altri nonni per la passeggiata a volte raccontava alcuni aneddoti più o meno felici tra cui quelli vissuti durante la guerra.
Mi diceva che da bambina andava a lavorare nei campi di riso del vercellese e che andavano a gambe nude nell’ acqua morendo di paura perché nell’acqua c'erano le bisce che spesso mordevano piedi o caviglie.
Quando finivano il turno e il padrone tronava a riprendere le lavoratrici, la prendeva e la caricava a braccio sul carretto davanti con lui e lei si sentiva un po’ più leggera. La paga era un chilo di riso che allora era davvero importante. 
Quella di mia nonna non era una famiglia numerosa rispetto a quei tempi: tre figli, molto diversi tra loro. Il papà dopo la guerra aveva iniziato a bere e nonna mi raccontava che capitava di doverlo andare a recuperare in qualche bar o di trovarsi a pagare i suoi debiti. Mi ha sempre detto che era molto arrabbiata con lui perché non facendo la tessera del partito fascista, fece patire la fame alla sua famiglia. 
Allora non sapevo nulla di queste cose e reputavo giusto quello che lei mi diceva: ad oggi credo che fossero periodi in cui chi aveva dentro un profondo senso di giustizia e di amore verso il genere umano non avrebbe potuto scendere a patti con quel regime che non consentiva ciò che per l'uomo è essenziale: la libertà.

Ho assistito a tanti racconti di nonna sulla guerra: persone fucilate in piazza, l’aereo chiamato Pippo che passava la notte a sganciare bombe a caso, la Gestapo che seminava il terrore e l’arrivo degli americani con la cioccolata, qualcosa di incredibile per quel tempo. Erano ricordi ancora vivi che probabilmente la memoria non avrebbe mai cancellato. Credo che ad oggi sia impossibile comprendere com'era quel tempo perché non siamo mai stati privati di nulla nonostante si parli a vanvera di questi argomenti. Ciò spiega come per persone come mia nonna fosse importante lo stare in famiglia, avere da mangiare e poter leggere o ascoltare una radio senza che qualcuno ti dicesse che non potevi farlo o cosa dovevi guardare o fare.

La sera giocavamo anche a carte: scala 40 era il suo preferito. Non voleva mai giocare a punti il che rendeva però il gioco meno stuzzicante, però era un bel passatempo per fare arrivare l'ora di dormire.

In montagna andavamo a letto insieme, su quel lettone altissimo in cui si aveva l'impressione di cadere sempre.
Lei era una nottambula ma quando stavo con lei salivamo in camera insieme anche perché essendo una casa di montagna, molto grande con alcune parti ancora da finire, per andare a dormire dovevamo attraversare alcune stanze buie e io avevo paura.
Il mattino quando mi svegliavo c'era la finestra aperta sulla vallata ed era davvero magico.

Cosa darei per sentire ancora quella sensazione: quella che hai da bambino quando sei ancora tutelato, non devi fare grandi cose, non devi dimostrare nulla a nessuno e il tuo mondo ha confini di protezione. 

Mia nonna è un ricordo magico, qualcosa che mi connette alla bambina che ero: se chiudo gli occhi ancora sento quella sensazione di quando in quei giorni in preda alla febbre da tonsille, ed erano tanti, stavo sul divano con lei a guardare i telefilm americani, appoggiando la testa sulla sua panciona. 





Accorgersi di essere vivi - Franco Arminio Guidalberto Bormolini

Fai caso al giorno che comincia
come è delicata la luce,
come si posa sulle cime degli alberi
e sui tetti.

Fai caso agli estranei, al cane,
all'insetto, al manifesto appeso, pensa alla terra
sotto ogni filo d'erba,
all'osso sotto ai denti.

Fai caso a tutto:
ieri eri altrove
e domani sarai lontanissimo.

Essere in un luogo
è una fortuna.


Accorgersi di essere vivi

Franco Arminio - Guidalberto Bormolini



domenica 11 gennaio 2026

Resto

RESTO


Piove dentro me un eterno novembre.

Fotogrammi di te

ravvivano le ceneri della mia esistenza.

Restare e trovare nuovi motivi 

vivendo l’ambivalenza del ricordo.

Una sfinge marmorea che trafigge i profani del tuo nome.

Il nostro mandala è oramai distrutto

dispenso granelli d’infinito che portano il tuo nome.





venerdì 9 gennaio 2026

Una lunga strada

E rimasi così ferma immobile mentre la guardavo allontanarsi nel freddo pungente di una mattina d’inverno.

Aveva addosso i suoi vestiti migliori: il capotto che le copriva le caviglie, abbondante e antico per la sua età ma caldo. Ai piedi un paio di ballerine che di sicuro non facevano caldo ma che le davano comunque una parvenza distinta, si può dire di buona famiglia.
La sua figura nitida e definita diventava piano piano più fioca, senza confini. La sua camminata mi sembrò nuova come non l’avevo mai vista. Era diversa nel suo movimento quasi appartenesse ad un tempo in cui io non ero più. Percepivo un senso di lontananza, distaccamento come di una persona conosciuta che ha vissuto una vita lontana. Forse ero un po’ invidiosa, forse solo realmente angosciata ma mi tremavano le gambe e mi salivano le lacrime agli occhi. Non volevo fami vedere così ma non riuscivo a trattenermi. Comunque non ce ne fu bisogno perché lei non si voltò nemmeno una volta, non incrociai più il suo sguardo ma in cuor mio speravo che anche lei sentisse la stessa stretta al cuore che avevo nel petto.

Mi resi conto di essere rimasta bloccata per alcuni minuti, come pietrificata. Non sapevo se quella sarebbe stata l’ultima volta ma il pensiero di rimanere lì con la sua immagine negli occhi mi ancorava a tutto ciò che avevo vissuto fino ad allora.

Razionalizzai e intorpidita voltai le spalle a quella ragazza che aveva condiviso con me ogni giorno della sua vita sino a quei dodici anni raggiunti in tempi difficili. Ora toccava a me. Il mio destino mi portava a Lucca dove ad aspettarmi c’era una famiglia benestante con una ragazzina più o meno della mia stessa età a cui avrei dovuto fare compagnia oltre ad occuparmi dell’intera casa: pulizie, pasti e anche animali.

Non sapevo nulla di loro, avevo solo un indirizzo, una valigia di cartone ed un passaggio in auto dal garzone del fabbro che doveva andare a Lucca per lavoro.

Puntuale lo trovai ad aspettarmi vicino al cartello che indicava il mio paese. Appena in tempo per voltarmi verso quello che era rimasto del mio mondo fino a quel giorno, un occhiata alla montagna e alla casa dove nostro padre sarebbe rimasto, schiavo di quella vita difficile che aveva portato via sua moglie troppo presto, di quei brutti ricordi fatti di violenza e paura che solo la guerra può regalare, lontano da quelle bambine che ora iniziavano la una nuova vita ad un età che dovrebbe essere dedicata ai giochi ma che per necessità era già fatta di lavoro e responsabilità. Lo vedevo sull’aia con lo sguardo fisso sulla valle cercando un conforto a quella separazione così forte e crudele.

Salii sull’auto e il garzone mi disse “te pronta cichina c’andamm?”




martedì 23 dicembre 2025

Calendario 2026 - Resistere

E' uscito il calendario creato dall'associazione poesie metropolitane che ospita una mia poesia intitolata "Resto".
E' possibile acquistarne una copia facendo una donazione all'associazione di €10,00 + costi di spedizione

Per info: poesiemetropolitane@gmail.com

Whatsapp 3343616881

Link alla presentazione del calendario

www.poesiemetropolitane.com




sabato 20 dicembre 2025

Antonio Albanese - la strada giovane


 Albanese è tra i miei attori/registi preferiti ma è anche un grande scrittore.

Questo libro terminato in due giorni è molto ben scritto, toccante e intenso. Ti proietta in un periodo che terribile della storia e ne descrive in modo chiaro e drammatico la crudeltà, la fatica, il terrore, l' oblio.

Una storia che sottolinea quanto i ricordi, i gesti dei familiari, le esperienze con gli amici, il primo amore tutto quello che fa succede nella vita e che è giudicato spesso banale ti salva dal dolore, dalla disperazione e dal male.

Il pane un elemento che torna alla memoria di Nino ogni qualvolta pensa alla sua casa forse lo ha salvato dalle notti di gelo e violenza passate nelle mani dei soldati nemici. 

Il calore ed il profumo, la materia, le mani e la passione gli hanno scaldato l' anima anche quando pensava di non averla più un'anima.

Tutto è perduto con la guerra.

giovedì 18 dicembre 2025

I bambini rompono

 Era la seconda volta che le nostre bambine volavano. Mi sono detta che fortuna, io il primo aereo l ho preso a 20anni 

Sono state molto brave, avevano i loro giochi e hanno occupato il tempo chiacchierando, disegnando e facendo qualche videogioco. Di sicuro avranno tirato giù e su il tavolinetto qualche volta in più rispetto ad un adulto ma nulla di più.

Eppure davanti c’era una coppia che ha mostrato forti segni di insofferenza: sbuffi, definizioni “sti cacchio di bambini” etc

Ecco nulla sarebbe sé questa coppia non fosse bandiera delle causa dell’inclusione e della tolleranza, delle minoranze e delle libertà sociali.

Non sono una mamma “eh ma le mie figlie …”, sono consapevole che possono essere fastidiosi però sono bambini hanno il diritto di esistere. 

Immagino che fossero state mute, lobotomizzate davanti al cellulare a vedere video avrebbero detto “ma che genitori sono, niente tecnologia prima dei 14!” 

Convinti di essere sulla strada giusta? 


#polemica    #bambini 

Torre di Bélem - Lisbona


 Il mare porta con sé qualcosa che ci lega ad esso: il senso di infinito e forse la speranza che ne discende.

Cosa c’è di meglio che fermarsi a contemplarlo, ascoltare le onde e farsi cullare?


sabato 13 dicembre 2025

Il cervo e il bambino -Francesco Vidotto

 


È la natura che scandisce il tempo dell' uomo e degli animali ed è lei che ne decide gli equilibri.

L' intromissione dell' uomo è velenosa per essa: annienta, mortifica, muta in modo definitivo privando di senso tutto quanto scorrerebbe in modo naturale.

Bellissimo questo racconto, molto toccante!

What?!

È in arrivo il Natale....

Stupiamoci ancora della bellezza dello stare insieme, della grandezza della vita, della pazienza dell' attesa.

Trasformiamo il vortice del commercio e delle corse al cibo in qualcosa di costruttivo, in un'occasione per onorare le relazioni importanti.



lunedì 1 dicembre 2025

Lettera a Franco Arminio

Questo il testo che ho portato a MonzA per la 9 edizione di XFctor letterario 


Lettera a Franco Arminio

Ciao Franco

è la mattina del 15 di agosto e sono qui seduta ad un tavolo mentre le bambine e mio marito stanno dormendo di là.

Mi sono ritagliata un momento per leggere il tuo libro “La cura dello sguardo” in questo tempo così intimo: il fresco del mattino, il silenzio e la calma del giorno di festa.

Ho abitudine di appuntarmi ciò che mi colpisce di un libro, perciò, mi sono ritrovata a riscrivere alcuni passi e mentre scorrevo le pagine ho visto il tuo indirizzo e mi sono detta perché non fartelo sapere?

Diverse punti hanno catturato la mia attenzione:

nel capoverso foschia della mezz’età parli delle contadine ottantenni di paese mettendole a confronto con quelli sui cinquanta: “quelle vecchine sono lontane da ogni forma di psicologia si presentano come corpi” [..] “dai settanta in giù ti arriva una lingua senza luce, una foschia morale, uno zig-zag tra luoghi comuni e vittimismi, disincanto e cinismo”.

Chissà forse mi sono sentita tirata in causa per la mia età ma sono conscia di essere ben diversa da questa descrizione. Comprendo però che esiste un momento in cui c’è una sorta di arresa al mondo: si ripongono le armi e si smette di combattere, rifugiandosi in una lingua che tutti parlano. Mi auguro vivamente di non arrivarci a quel momento, non lo sopporterei.

Credo che scrivere, leggere, praticare arte in genere, contribuisca a renderci persone diverse dalla moltitudine, persone che combattono per la libertà dagli schemi sociali e dal luogo comune.

Ancora, quando parli dei giovani in non dare ordini dici: “ci sono dei luoghi e dei momenti in cui ti senti vecchio […] vedi i ragazzi di vent’anni che girano, si sistemano ai bar, li vedi in macchine parcheggiate non sai bene come stanno ma sai che tu sei da un’altra parte [..] La giovinezza ti sembra che la usino male [..] devi capire che è cambiato il modo di affrontare il mondo. Il sentimento di cambiarlo non è più così diffuso, prevale l’ansia di trovare un posto, un minimo ancoraggio [..] Non devi spiegargli la loro vita, si sente che hai questa pretesa”.

Viviamo in un momento storico difficile ma al contrario di tutti quelli che colpevolizzano i giovani vedo che molti di loro hanno interessi, aprono nuove strade, raccontano differenze con il loro linguaggio. Noi adulti troviamo spesso più confortevole additarli come incapaci, arroganti, insensibili perché non abbiamo voglia di andare oltre, ci fermiamo a ciò che i mezzi social ci mostrano: una massa informe, senza regole e senza ideali.

Nutro grande speranza dei giovani e sono molto critica su chi li cresce, me compresa: invece che aiutarli a capire il presente li abbiamo lasciati soli, senza mappe da seguire per comprendere come vivere con tutte le assenze e le lacune di una società che NOI siamo responsabili di aver creato: senza punti fermi, dominata dal capitale e in balia della più becera pornografia umana.

Ho due bambine ed ogni giorno mi interrogo su come le stiamo crescendo consapevole del fatto che ci voglia anche una buona dose di fortuna.

Noi genitori però dobbiamo abbandonare il bisogno di controllo e tornare a crescerli con fiducia, offrendogli i mezzi per sviluppare un sano senso critico. Spesso scordiamo che stiamo crescendo degli individui, che il nostro compito è stare al loro fianco e accompagnarli creando un ambiente sereno e di principi forti e saldi.

In questi giorni una persona che conosco ha perso una figlia quattordicenne in circostanze tragiche probabilmente indotte dalla cattiveria di un mondo celato dietro lo schermo, facente parte di un fenomeno chiamato cyberbullismo.

Proprio dietro quello stesso schermo ne leggo ogni giorno la forza, l’attaccamento al ricordo, la tenacia con cui conduce una battaglia contro un dolore senza proporzioni, certa di essere sorretta dall’anima della sua dolce bambina.

Mi ritrovo a piangere spesso, interrogandomi sul perché possano succedere cose del genere e mi ritrovo vinta da rabbia e paure. Poi però mi calmo e razionalizzo e confermo a me stessa che nulla possiamo contro questa vita: è un insieme di troppe cose che non possiamo controllare a volte splendide altre volte assurde e tragiche, d’altronde, questa è la miseria della condizione umana.

Nel ricordo scrivi:"noi non siamo qui per contare i soldi ma i respiri e un funerale serve a far girare i volti verso i morti, perché chi pensa ai morti apre le ali a ogni altro altrove, non partecipa al plebiscito di non conoscere chi siamo”.

Allora penso a quella ragazzina, alla sua famiglia e tengo vivo questo pensiero dentro di me, forse anche egoisticamente perché serve a rammentare a me stessa come ogni giorno posso donare più amore alle persone che mi circondano, a quelle che contano davvero.

Ciò che credo, come scrivi in contro la paura è “essere entusiasti per qualcuno o qualcosa ci difende da molte malattie. Stare zitti ogni tanto, guardare più che parlare. Capire che siamo immersi nell’universo e che non potremmo vivere senza le piante mentre loro resterebbero anche senza di noi.”

Ho sempre pensato alla natura come ad un tempio: l’anima torna in comunione con l’universo. Ogni elemento ci insegna ad essere grati, ci aiuta a comprendere la bellezza delle cose apparentemente scontate che si manifestano nello sbocciare di un fiore o nel sorgere del sole, a ricondurre la nostra presenza su questa terra ad un evento che non trascende il tempo ma che anzi ha un principio ed una fine e perciò ad apprezzarne l’unicità e l’importanza di viverne ogni attimo.

Mi sono dilungata anche troppo ma voglio ringraziarti per la tua produzione letteraria: il tuo attaccamento alla natura che contiene tutta l’essenza dell’esistenza, la tua onestà nel parlare della vita, della morte e delle paure, la tua saggezza umana e il tuo modo così diretto di entrare nell’anima.

Grazie Franco

sabato 29 novembre 2025

PAROLE APERTE X-FACTOR LETTERARIO IX^ Edizione

Questa sera parteciperò per la seconda volta a PAROLE APERTE X-FACTOR LETTERARIO
IX^ Edizione
Ogni serata 5 scrittori o aspiranti tali gareggeranno tra loro. Ognuno ha un tempo massimo di 5 minuti per leggere il proprio brano. Ciascuna lettura sarà accompagnata da un sottofondo musicale. 
Ogni serata eliminatoria nomina due vincitori che proseguiranno verso le semifinali, mentre gli altri tre interromperanno la loro bella avventura. 


Concorrenti sabato 29/11:

Emanuela Fontana
Maurizio Guidali
Elisa Capitani
Andrea Carbini
Francesca Salamino


La giuria sarà composta da:
Roberto Monti (bibliotecario Monza)
Agnese Zappalà (giornalista - MB News)
Raffaella Musicò (libraia - libreria Virginia & Co)
Angelina Allegra (insegnante liceo artistico Nanni Valentini)
Arianna Bettin (assessora alla cultura di Monza)


Partecipa ora




lunedì 24 novembre 2025

I sorrisi

Quanto è difficile far sorridere sempre i nostri figli, quanto è difficile essere noi sempre sorridenti.
È una continua altalena tra tutto quanto accade nella giornata e il mondo che vorresti fargli percepire.
Spesso si sbaglia, ci si arrabbia, si piange, si urla ma quando sorridono, quando sorridono davvero il cuore diventa leggero. 



 


martedì 18 novembre 2025

Oggi cambia tutto - il giorno dopo

 Riprendo il mio post di ieri sentendomi tremendamente in colpa.

Oggi sembra che per mezzo della visione di diversi video sull incidente, il ragazzo fosse davvero lì per soccorrere i suoi amici ed aiutarli ad uscire.

Mi sento male al pensiero di ciò che può aver letto ieri su qualsiasi piattaforma. 

I giornalisti e l' ho sempre sostenuto dovrebbero parlare di qualcosa solo se ne sono realmente a conoscenza. E questo è alla base di tutto il malcontento e disagio dilagante.

Portano a schierarci, a contestare accrescono odio verso qualsiasi cosa e nessuno che chieda mai scusa o meglio nessuna pena. Dovrebbero essere multati oltreché querelati per calunnia.



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