Se prendi tutto sul personale, vivrai offeso per la maggior parte della vita. Ricorda che le persone non ti fanno cose: le persone fanno cose e tu decidi se ti colpiscono o no.
Il piccolo principe
Se prendi tutto sul personale, vivrai offeso per la maggior parte della vita. Ricorda che le persone non ti fanno cose: le persone fanno cose e tu decidi se ti colpiscono o no.
Il piccolo principe
Tempo fa feci una discussione sul ritorno del fascismo e dissi che sì c'erano i segnali di una simpatizzazione collettiva verso i precetti del tempo passato ma che fosse più una moda o una roba da social.
I fatti di Minneapolis ci dicono che la strada invece è ben spianata: la supremazia dell' uomo bianco, l' occidente violento, il ritorno ai precetti dell' odio razziale, di genere, di perfezione. Sembra davvero anacronistico parlarne ancora eppure l' essere umano si ripresenta alla sua natura.
Una cosa pietrificante è che ci siano ancora persone che sponsorizzano comportamenti estremi e ingiustificati in nome della violata libertà: "mia sorella è stata uccisa da un immigrato irregolare" si legge nei commenti di Ellen, show woman americana, che manifesta la sua indignazione per l' omicidio dell' infermiere di 37 anni. "E dov'è la tua indignazione per Charlie Kirk?"
Questi commenti sono davvero eloquenti sul grado di cultura e intelligenza del popolo medio. Non è possibile basare su una esperienza personale, è ovvio che se toccati in prima persona è difficile mantenere un atteggiamento distaccato ma calza a pennello la definizione di Pif che disse "come se in Italia c'è la mafia allora uccidiamo tutti"
Sono andata a vedere perché proprio Minneapolis, ne viene fuori una città per nulla pericolosa ma con una profonda cultura democratica. La percentuale di bianchi è del 77% da cui si evince che non c'è alcun problema adi Immigrazione. All'interno di questa percentuale c'è la comunità somala è la più grande degli Stati Uniti. Sono circa 80mila le persone di origine somala residenti in Minnesota: il 58 per cento è nato negli Stati Uniti e l’87 di chi è nato all’estero ha ottenuto la cittadinanza americana.I bambini, poveri bambini....
Siamo tutti dentro un vortice, un enorme frullatore che fagocita tutto quanto si trova davanti.
È possibile non accorgersi della fragilità?
È possibile non esercitare gentilezza?
È possibile lasciare che un bambino trovi come unica soluzione il suicidio?
Il fallimento della società, dell' intero mondo, è sotto gli occhi di tutti.
Da adulti finiamo per abituarci a così tante cose che nulla è più in grado di incantarci.
Durante le lezioni mi abbandonavo a inseguire i pensieri all'infinito, fino magari ad addormentarmi e ancora oggi mi torna in mente quel senso di libertà. Era inutile, una perdita di tempo, eppure aveva un significato.
Certo nella vita degli adulti così piena di obblighi, recuperare quel tipo di energia mentale è piuttosto complicato. Salvo nei viaggi, quando il paesaggio davanti ai nostri occhi e diverso dal solito, lontano da tutti ciò che quotidianamente ci ricorda le nostre . responsabilità.
La mia costante preghiera, però, è di riuscire a combinare l'energia pervasiva dei bambini con il libero arbitrio degli adulti.
Oggi l ho fatto, sono andata a fare una consulenza previdenziale. Troppo presto, diranno tutti.
In realtà si ma sono andata per capire il fatto delle ricongiunzioni , del cumulo etc, e comunque alla fine è stata fatta pure la previsione ........ aprile 2046 se le cose stanno come sono ora.
Non so mentre parlava un po' mi è mancata la terra sotto ai piedi: 68 anni di età! Ci arriverò? Come sarò? Sono veramente tanti per lavorare ancora a questi ritmi.
Mentre rientravo pensavo a come sia possibile spendere una intera vita a lavorare per poi affrontare i pochi anni che rimangono in che modo? Aspettando di morire.
Non me ne capacito.
Accorgersi di essere vivi
Franco Arminio - Guidalberto Bormolini
RESTO
Piove dentro me un eterno novembre.
Fotogrammi di te
ravvivano le ceneri della mia esistenza.
Restare e trovare nuovi motivi
vivendo l’ambivalenza del ricordo.
Una sfinge marmorea che trafigge i profani del tuo nome.
Il nostro mandala è oramai distrutto
dispenso granelli d’infinito che portano il tuo nome.
Questo libro terminato in due giorni è molto ben scritto, toccante e intenso. Ti proietta in un periodo che terribile della storia e ne descrive in modo chiaro e drammatico la crudeltà, la fatica, il terrore, l' oblio.
Una storia che sottolinea quanto i ricordi, i gesti dei familiari, le esperienze con gli amici, il primo amore tutto quello che fa succede nella vita e che è giudicato spesso banale ti salva dal dolore, dalla disperazione e dal male.
Il pane un elemento che torna alla memoria di Nino ogni qualvolta pensa alla sua casa forse lo ha salvato dalle notti di gelo e violenza passate nelle mani dei soldati nemici.
Il calore ed il profumo, la materia, le mani e la passione gli hanno scaldato l' anima anche quando pensava di non averla più un'anima.
Tutto è perduto con la guerra.
Era la seconda volta che le nostre bambine volavano. Mi sono detta che fortuna, io il primo aereo l ho preso a 20anni
Sono state molto brave, avevano i loro giochi e hanno occupato il tempo chiacchierando, disegnando e facendo qualche videogioco. Di sicuro avranno tirato giù e su il tavolinetto qualche volta in più rispetto ad un adulto ma nulla di più.
Eppure davanti c’era una coppia che ha mostrato forti segni di insofferenza: sbuffi, definizioni “sti cacchio di bambini” etc
Ecco nulla sarebbe sé questa coppia non fosse bandiera delle causa dell’inclusione e della tolleranza, delle minoranze e delle libertà sociali.
Non sono una mamma “eh ma le mie figlie …”, sono consapevole che possono essere fastidiosi però sono bambini hanno il diritto di esistere.
Immagino che fossero state mute, lobotomizzate davanti al cellulare a vedere video avrebbero detto “ma che genitori sono, niente tecnologia prima dei 14!”
Convinti di essere sulla strada giusta?
#polemica #bambini
Cosa c’è di meglio che fermarsi a contemplarlo, ascoltare le onde e farsi cullare?
L' intromissione dell' uomo è velenosa per essa: annienta, mortifica, muta in modo definitivo privando di senso tutto quanto scorrerebbe in modo naturale.
Bellissimo questo racconto, molto toccante!
È in arrivo il Natale....
Stupiamoci ancora della bellezza dello stare insieme, della grandezza della vita, della pazienza dell' attesa.
Trasformiamo il vortice del commercio e delle corse al cibo in qualcosa di costruttivo, in un'occasione per onorare le relazioni importanti.
Questo il testo che ho portato a MonzA per la 9 edizione di XFctor letterario
Lettera a Franco Arminio
Ciao Franco
è la mattina del 15 di agosto e sono qui seduta ad un tavolo mentre le bambine e mio marito stanno dormendo di là.
Mi sono ritagliata un momento per leggere il tuo libro “La cura dello sguardo” in questo tempo così intimo: il fresco del mattino, il silenzio e la calma del giorno di festa.
Ho abitudine di appuntarmi ciò che mi colpisce di un libro, perciò, mi sono ritrovata a riscrivere alcuni passi e mentre scorrevo le pagine ho visto il tuo indirizzo e mi sono detta perché non fartelo sapere?
Diverse punti hanno catturato la mia attenzione:
nel capoverso foschia della mezz’età parli delle contadine ottantenni di paese mettendole a confronto con quelli sui cinquanta: “quelle vecchine sono lontane da ogni forma di psicologia si presentano come corpi” [..] “dai settanta in giù ti arriva una lingua senza luce, una foschia morale, uno zig-zag tra luoghi comuni e vittimismi, disincanto e cinismo”.
Chissà forse mi sono sentita tirata in causa per la mia età ma sono conscia di essere ben diversa da questa descrizione. Comprendo però che esiste un momento in cui c’è una sorta di arresa al mondo: si ripongono le armi e si smette di combattere, rifugiandosi in una lingua che tutti parlano. Mi auguro vivamente di non arrivarci a quel momento, non lo sopporterei.
Credo che scrivere, leggere, praticare arte in genere, contribuisca a renderci persone diverse dalla moltitudine, persone che combattono per la libertà dagli schemi sociali e dal luogo comune.
Ancora, quando parli dei giovani in non dare ordini dici: “ci sono dei luoghi e dei momenti in cui ti senti vecchio […] vedi i ragazzi di vent’anni che girano, si sistemano ai bar, li vedi in macchine parcheggiate non sai bene come stanno ma sai che tu sei da un’altra parte [..] La giovinezza ti sembra che la usino male [..] devi capire che è cambiato il modo di affrontare il mondo. Il sentimento di cambiarlo non è più così diffuso, prevale l’ansia di trovare un posto, un minimo ancoraggio [..] Non devi spiegargli la loro vita, si sente che hai questa pretesa”.
Viviamo in un momento storico difficile ma al contrario di tutti quelli che colpevolizzano i giovani vedo che molti di loro hanno interessi, aprono nuove strade, raccontano differenze con il loro linguaggio. Noi adulti troviamo spesso più confortevole additarli come incapaci, arroganti, insensibili perché non abbiamo voglia di andare oltre, ci fermiamo a ciò che i mezzi social ci mostrano: una massa informe, senza regole e senza ideali.
Nutro grande speranza dei giovani e sono molto critica su chi li cresce, me compresa: invece che aiutarli a capire il presente li abbiamo lasciati soli, senza mappe da seguire per comprendere come vivere con tutte le assenze e le lacune di una società che NOI siamo responsabili di aver creato: senza punti fermi, dominata dal capitale e in balia della più becera pornografia umana.
Ho due bambine ed ogni giorno mi interrogo su come le stiamo crescendo consapevole del fatto che ci voglia anche una buona dose di fortuna.
Noi genitori però dobbiamo abbandonare il bisogno di controllo e tornare a crescerli con fiducia, offrendogli i mezzi per sviluppare un sano senso critico. Spesso scordiamo che stiamo crescendo degli individui, che il nostro compito è stare al loro fianco e accompagnarli creando un ambiente sereno e di principi forti e saldi.
In questi giorni una persona che conosco ha perso una figlia quattordicenne in circostanze tragiche probabilmente indotte dalla cattiveria di un mondo celato dietro lo schermo, facente parte di un fenomeno chiamato cyberbullismo.
Proprio dietro quello stesso schermo ne leggo ogni giorno la forza, l’attaccamento al ricordo, la tenacia con cui conduce una battaglia contro un dolore senza proporzioni, certa di essere sorretta dall’anima della sua dolce bambina.
Mi ritrovo a piangere spesso, interrogandomi sul perché possano succedere cose del genere e mi ritrovo vinta da rabbia e paure. Poi però mi calmo e razionalizzo e confermo a me stessa che nulla possiamo contro questa vita: è un insieme di troppe cose che non possiamo controllare a volte splendide altre volte assurde e tragiche, d’altronde, questa è la miseria della condizione umana.
Nel ricordo scrivi:"noi non siamo qui per contare i soldi ma i respiri e un funerale serve a far girare i volti verso i morti, perché chi pensa ai morti apre le ali a ogni altro altrove, non partecipa al plebiscito di non conoscere chi siamo”.
Allora penso a quella ragazzina, alla sua famiglia e tengo vivo questo pensiero dentro di me, forse anche egoisticamente perché serve a rammentare a me stessa come ogni giorno posso donare più amore alle persone che mi circondano, a quelle che contano davvero.
Ciò che credo, come scrivi in contro la paura è “essere entusiasti per qualcuno o qualcosa ci difende da molte malattie. Stare zitti ogni tanto, guardare più che parlare. Capire che siamo immersi nell’universo e che non potremmo vivere senza le piante mentre loro resterebbero anche senza di noi.”
Ho sempre pensato alla natura come ad un tempio: l’anima torna in comunione con l’universo. Ogni elemento ci insegna ad essere grati, ci aiuta a comprendere la bellezza delle cose apparentemente scontate che si manifestano nello sbocciare di un fiore o nel sorgere del sole, a ricondurre la nostra presenza su questa terra ad un evento che non trascende il tempo ma che anzi ha un principio ed una fine e perciò ad apprezzarne l’unicità e l’importanza di viverne ogni attimo.
Mi sono dilungata anche troppo ma voglio ringraziarti per la tua produzione letteraria: il tuo attaccamento alla natura che contiene tutta l’essenza dell’esistenza, la tua onestà nel parlare della vita, della morte e delle paure, la tua saggezza umana e il tuo modo così diretto di entrare nell’anima.
Grazie Franco
Riprendo il mio post di ieri sentendomi tremendamente in colpa.
Oggi sembra che per mezzo della visione di diversi video sull incidente, il ragazzo fosse davvero lì per soccorrere i suoi amici ed aiutarli ad uscire.
Mi sento male al pensiero di ciò che può aver letto ieri su qualsiasi piattaforma.
I giornalisti e l' ho sempre sostenuto dovrebbero parlare di qualcosa solo se ne sono realmente a conoscenza. E questo è alla base di tutto il malcontento e disagio dilagante.
Portano a schierarci, a contestare accrescono odio verso qualsiasi cosa e nessuno che chieda mai scusa o meglio nessuna pena. Dovrebbero essere multati oltreché querelati per calunnia.