giovedì 14 luglio 2016

una morte lenta

Da qualche tempo denoto una sempre maggior tendenza ad esaltare e accrescere solo il ramo tecnologico, come se solo da questo dipendesse il destino del mondo. Costruiamo oggetti sempre più preformanti e la priorità sembra essere quella di fare tutto con il telefonino.
Poi d’un lampo succedono cose come un tifone, piuttosto che l’eruzione di un vulcano, un terremoto, gli incendi.  Queste cose ci hanno sempre colti di sorpresa.
Ovvio che sono eventi talmente tanto imprevedibili e maestosi che non si può correre ai ripari in via preventiva. Certo è che però, nella lunga lista delle priorità di un paese in crisi, vengono messe sempre in ultima fila perché non essendo certo il loro verificarsi, i soldi vengono risparmiati per qualcosa di più urgente. La politica oramai ragiona così, solo ed unicamente per urgenze e non ha più un pensiero a lungo termine.
Oltre questo poi, sembra che il nostro interessamento, come essere umani, per la terra sia totalmente assente. Per 10 persone che hanno un etica ambientale ce ne sono 10.000 che se ne fregano. La terra è viva e anche se non manifesta la sua grandezza ogni giorno, è presente e ci garantisce la vita. 
Ci sono momenti in cui ci ricorda che dobbiamo a lei questa vita e lo fa spesso con violenza. Allora tutti lì a disperarci, a cercare un colpevole, ignorando che l’abitudine al menefreghismo ci ha portato fino a dove siamo ora.
Dovrebbe esserci maggior interessamento per tutto, tra cui il nostro pianeta.

Le persone sono esasperate dai pagamenti, dal lavoro, dalle multe e non riescono a uscire da questo circolo vizioso. Così chiudono la mente e limitano le sue iterazioni, chiudono ogni possibile spiraglio nel cervello perché non entri nulla. Smettono di chiedersi il perché delle cose giustificando che non possono pensare a tutto e così piano piano muoiono dentro.  

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