mercoledì 29 dicembre 2010

Fine dell’anno…

…tempo di bilanci. Strano per un attimo mi sono sentita sollevata, puro egoismo però, o solidarietà, o comunione di tristezza, non so come chiamarla.
Ho sentito molte persone oggi chi al telefono, chi in chat e neppure una mi ha detto di essere felice. Le età erano le più disparate, le estrazioni sociali pure, ma nessuno che mi abbia detto sto bene, sono soddisfatto, ho raggiunto ciò che volevo. Il tempo in cui viviamo non è sicuro d’aiuto ci porta a non vedere mai un futuro: la precarietà del lavoro che non consente programmi troppo a lunga data, l’individualità che regna sovrana che ci fa credere di essere invincibili e inattaccabili, ma che invece ci rende aridi, incapaci di donare amore e riceverne. E’ una storia vecchia come il mondo che l’uomo non si accontenta mai di ciò che ha: chi ha l’amore vorrebbe delle passioni, chi ha la quotidianità vorrebbe un momento di follia e intensità, chi ha il lavoro ma gli manca una persona con cui condividere la vita, chi ha la salute ma non è capace di vedere quanto sia importante.
In questi giorni è morta una persona che nemmeno conoscevo e in relazione a questo tutte le tristezze finora dette perdono di valore. Quando accade una cosa come questa il mondo per un attimo si ferma, tutti ci chiediamo come è accaduto, perché così presto, perché a lui, ci prende alla sprovvista siamo impreparati. Eppure la persona che se ne va c’era, era lì, ed è sempre stata lì, ma la vita scorreva e per una cosa o per l’altra non ci siamo fermati. Credo che la parte peggiore di un percorso come quello sia vivere una malattia fatale, che non ti da scampo, e continuare ad andare avanti, mangiare, lavorare, parlare, sorridere insomma vivere.
Il brutto è che ce ne sono tante di persone come queste, che passano inosservate, che ogni giorno lottano per un piccolo e sottile filo di speranza, o anche solo per non sprofondare nella tristezza e nella rassegnazione, cercando di dare loro stesse alle persone che restano.
Ma si sa che quando si hanno molte cose non si pensa, o meglio difficilmente si pensa, a coloro che stanno peggio di noi….ma è nella natura dell’uomo. Credo che ogni giorno dovremo dire grazie comunque…perché ce ne viene regalato un altro, un’altra possibilità, un’altra occasione.

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